La presentazione del volume dedicato al restauro e il concerto inaugurale, nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli, accompagneranno la restituzione alla comunità di un bene prezioso, tornato a nuova vita grazie al sostegno della Fondazione

Ci sono beni che appartengono a un luogo ben oltre la loro presenza materiale. Custodiscono memoria, attraversano generazioni, accompagnano la vita quotidiana di una comunità e, anche quando restano in silenzio, continuano a raccontare il legame profondo tra storia, bellezza e appartenenza.
È da questa consapevolezza che prende forma L’organo ritrovato, l’iniziativa con cui la comunità di Parona celebra la restituzione del suo organo storico, riportato a nuova vita grazie a un importante intervento di restauro e valorizzazione sostenuto dalla Fondazione.
Nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli, lo strumento si presenta oggi non solo come un manufatto di pregio, ma come una presenza viva, nuovamente capace di generare ascolto, emozione e condivisione. Il progetto, infatti, non si limita alla tutela di un bene storico, artistico e liturgico: ne riattiva il significato più autentico, riconsegnando al territorio una voce che sembrava perduta e che oggi può risuonare di nuovo nel suo spazio originario.
“Due appuntamenti per entrare nel cuore del progetto: sabato 21 marzo alle 18 la presentazione del volume racconta storia e restauro dell’organo; domenica 29 marzo alle 17 il concerto inaugurale invita la comunità ad ascoltarne di nuovo la voce”
Due date, un solo racconto
Il cuore dell’iniziativa è un percorso pensato come unitario, articolato in due appuntamenti, a ingresso libero, che si richiamano e si completano a vicenda. Il primo, in programma sabato 21 marzo alle 18.00, sarà dedicato alla presentazione del libro che racconta la storia dell’organo, il suo lungo cammino, la complessità del recupero e il significato culturale di questa rinascita.
Sarà un momento di approfondimento e di restituzione pubblica, con la partecipazione dei protagonisti del restauro: un’occasione preziosa per entrare dentro la materia di questo intervento e comprenderne il valore storico, tecnico e simbolico.
Il secondo appuntamento, fissato per domenica 29 marzo alle 17.00, segnerà invece il passaggio dal racconto all’esperienza diretta. Con il concerto inaugurale, l’organo ritroverà infatti la propria dimensione più piena: quella del suono, della risonanza, della relazione viva con lo spazio liturgico e con il pubblico. Sarà il momento in cui il restauro si farà ascolto, presenza, emozione condivisa.

Dalla polvere al suono
La storia dell’organo di Parona è, in questo senso, una storia di tenacia e di visione. Per anni lo strumento è rimasto muto, smontato, segnato da manomissioni e da condizioni che ne avevano compromesso la leggibilità e la funzionalità. Eppure, proprio da quella situazione critica è nata l’intuizione che non ci si trovasse davanti a un relitto del passato, ma a una possibilità concreta di rinascita.
Le attività di ricognizione e studio hanno permesso di riconoscere il valore del nucleo storico dello strumento, facendo emergere materiali di grande interesse e consentendo di risalire all’originaria matrice settecentesca, attribuita a Giovanni Battista Sona, poi riformata nel 1885 da Gaetano Zanfretta.
Anche la cantoria e la cassa lignea, parte integrante dell’identità visiva e architettonica dell’organo, sono state oggetto di un attento intervento di recupero che ne ha restituito leggibilità, coerenza ed equilibrio scenografico. Il risultato complessivo non è un semplice “rifacimento”, ma la ricomposizione di un’armonia fatta di materia, colore, storia e funzione: un equilibrio ritrovato che oggi permette allo strumento di dialogare di nuovo con la chiesa e con la comunità che lo abita.
“Il recupero dell’organo di Parona non restituisce soltanto uno strumento alla sua funzione originaria, ma riattiva una memoria collettiva fatta di storia, identità e partecipazione”
La musica come restituzione
Se il primo appuntamento offrirà le chiavi per comprendere il senso di questo recupero, il concerto del 29 marzo ne rappresenterà la celebrazione più intensa. Ad animarlo saranno Scintillanti Armonie Ensemble, con trombe barocche e timpani, insieme ai maestri Andrea Cipriani e Andrea Marcon all’organo.
Il programma, di particolare rilievo, attraversa pagine di Zelenka, Frescobaldi, Pasquini, Torelli, Johann Sebastian Bach, Mozart, Carl Philipp Emanuel Bach, Moretti e Händel, costruendo un itinerario sonoro capace di esaltare il carattere dello strumento e di valorizzarne la ritrovata voce.

Non si tratta di un dettaglio secondario. La scelta degli interpreti e del repertorio conferisce all’evento un respiro che va oltre la dimensione locale, proiettando Parona dentro una trama più ampia di cultura musicale, ricerca interpretativa e valorizzazione del patrimonio storico.
Nato su iniziativa di Andrea Marcon, l’ensemble debutta proprio in occasione dell’inaugurazione e si inserisce nel progetto internazionale artistico-formativo Frau Musika, sostenuto fin dagli esordi dalla Fondazione come mecenate in Art Bonus.
Rigenerare armonia
C’è un messaggio particolarmente forte che attraversa questa iniziativa. Restituire un organo alla sua comunità non significa soltanto riportare in funzione uno strumento musicale. Significa riattivare un patrimonio vivo, rimettere in circolo una memoria condivisa, offrire nuove occasioni di incontro tra generazioni, studio, ascolto e partecipazione. Significa, in fondo, riconoscere che la cultura non è un ornamento, ma una forma concreta di cura dei territori.
Con L’organo ritrovato, Parona si prepara dunque a vivere due giornate che sono insieme racconto e festa, approfondimento e esperienza, memoria e futuro. Prima la parola, poi il suono. Prima la ricostruzione di una vicenda complessa e affascinante, poi la gioia di ascoltare di nuovo ciò che per troppo tempo era rimasto in silenzio.
È in questo passaggio che si compie il senso più profondo del progetto: non soltanto il recupero di un bene, ma la restituzione di una voce al territorio.
“Iniziative come questa mostrano come la valorizzazione del patrimonio culturale possa diventare un gesto concreto di rigenerazione, capace di tenere insieme tutela, bellezza e legame con il territorio”