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AMBIENTE

"Nutrire il cambiamento": la terra torna a generare futuro

9 luglio 2026 

La Fondazione lancia un nuovo bando: 2,5 milioni di euro per agricoltura sostenibile, giovani imprese e rigenerazione locale

La Fondazione lancia un nuovo bando: 2,5 milioni di euro per agricoltura sostenibile, giovani imprese e rigenerazione locale

In un Paese che consuma suolo, perde biodiversità coltivata e vede molte aree interne fare i conti con spopolamento e marginalità, l’agricoltura non è più soltanto una questione produttiva. È una delle grandi sfide civili del nostro tempo: riguarda il cibo che mangiamo, la qualità dell’ambiente in cui viviamo, il futuro dei giovani e la capacità delle comunità di prendersi cura dei propri luoghi.

Parte da questa consapevolezza il nuovo bando Nutrire il cambiamento – Agricoltura sostenibile e rigenerazione locale, promosso dalla Fondazione con una dotazione di 2,5 milioni di euro.

L’iniziativa sostiene progetti capaci di rafforzare il legame tra agricoltura, comunità e territorio, trasformando spazi abbandonati, terreni sottoutilizzati e aree fragili in occasioni concrete di sviluppo, inclusione e nuova attrattività. Le candidature rimarranno aperte fino al 25 settembre 2026.

“Il bando punta a rafforzare il legame tra agricoltura, comunità e territorio, sostenendo specie e varietà agricole locali e tradizionali, biodiversità coltivata e pratiche sostenibili”

Una visione che tiene insieme ambiente, economia e comunità

“Il tema agricolo non riguarda solo chi lavora la terra: riguarda tutti noi”, sottolinea Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona. “In un momento storico in cui i territori competono sulla loro capacità di attrarre giovani, competenze e investimenti, dobbiamo guardare all’agricoltura sostenibile come a una leva di futuro“.

Bruno Giordano, presidente Fondazione Cariverona

“Recuperare un terreno abbandonato, dare spazio a un giovane che vuole fare impresa agricola, valorizzare una coltura locale significa creare condizioni perché le persone restino, tornino, investano. Non cerchiamo iniziative isolate, ma progetti con una visione chiara, capaci di tenere insieme ambiente, economia, comunità e formazione”.

Alleanze solide per varietà agricole locali

Il bando nasce in un momento in cui il consumo di suolo, la perdita di varietà agricole locali e lo svuotamento delle aree più fragili non possono essere letti come fenomeni separati. Sono segnali di uno stesso indebolimento: quello del rapporto tra comunità e terra, tra produzione di cibo e cura dei territori, tra radici locali e possibilità di costruire futuro.

Per questo la Fondazione sceglie di sostenere iniziative di sistema, riferite a specie e varietà agricole locali e tradizionali, e fondate su alleanze solide, capaci di produrre effetti anche dopo la conclusione del finanziamento.

“Al centro dell’iniziativa ci sono visione territoriale, reti tra soggetti diversi, nuove opportunità economiche e sociali, contrasto allo spopolamento e partecipazione delle comunità”

Le due linee di intervento

La prima linea di intervento riguarda agricoltura urbana, periurbana e cittadinanza attiva. Saranno sostenuti progetti finalizzati alla riattivazione di spazi e terreni oggi abbandonati, sottoutilizzati o non adeguatamente valorizzati nelle città e nelle aree di prossimità.

L’obiettivo è farli tornare luoghi vivi: non solo aree verdi, ma spazi produttivi, educativi e comunitari, dove pratiche di agricoltura sostenibile, colture locali, partecipazione dei cittadini e percorsi rivolti alle giovani generazioni possano rafforzarsi a vicenda. Per questa linea il contributo richiedibile va da 80mila a 150mila euro, con un cofinanziamento minimo pari al 20% del costo totale del progetto.

La seconda linea guarda invece alle aree interne e marginali, dove l’agricoltura può diventare un presidio contro lo spopolamento e una strada concreta per creare lavoro.

Saranno sostenuti progetti pilota multi-attore dedicati all’imprenditoria agricola giovanile under 40, attraverso percorsi di formazione, accompagnamento, tutoraggio e affiancamento. In questo caso non è richiesto cofinanziamento e il contributo potrà arrivare fino a 50mila euro.

Competenze diverse per percorsi sostenibili

A fare la differenza, in entrambe le linee, sarà la capacità dei progetti di leggere davvero il territorio in cui nascono. La Fondazione non cerca interventi isolati o iniziative episodiche, ma proposte capaci di mettere insieme competenze diverse: enti pubblici, realtà non profit, soggetti produttivi, esperienze educative, comunità locali.

Il valore non starà solo nell’idea iniziale, ma nella possibilità di trasformarla in un percorso concreto, sostenibile e riconoscibile nel tempo.

“Due le linee di intervento: recupero di spazi e terreni urbani o periurbani abbandonati e sostegno all’imprenditoria agricola giovanile nelle aree interne e marginali”

“Le buone idee non bastano se restano sole”, prosegue Giordano. “Serve la capacità di mettere intorno allo stesso tavolo soggetti diversi, ciascuno con un ruolo preciso. È così che un terreno diventa un progetto, un progetto diventa una filiera, una filiera può diventare sviluppo”.

“Come Fondazione siamo impegnati da tempo sui temi dell’innovazione agrifood, della sostenibilità e della crescita dei territori: questo bando aggiunge un tassello importante, perché porta queste sfide dentro le comunità, nei luoghi dove possono produrre cambiamento reale”.

Una risorsa per rilanciare i territori

I progetti potranno avere una durata massima di 24 mesi ed essere presentati da enti pubblici e soggetti no profit con sede legale o operativa nelle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona, in partnership coerenti con gli obiettivi della linea scelta.

Le candidature dovranno essere inviate esclusivamente online attraverso l’Area Riservata del sito di Fondazione Cariverona, utilizzando il Modulo ROL corrispondente alla linea di intervento prescelta, entro le ore 13.00 di venerdì 25 settembre 2026.

La sfida, in fondo, è semplice da capire e decisiva per il futuro: tornare a considerare la terra non come uno spazio vuoto da consumare o abbandonare, ma come una risorsa capace di generare comunità, lavoro e nuove possibilità.

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