La Fondazione assegna le risorse del bando Capitale naturale 2026: foreste urbane, depavimentazione, zone umide, risorgive e habitat alpini nelle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona. L’obiettivo è rafforzare la capacità dei territori di affrontare caldo, eventi estremi e perdita di biodiversità

Undici progetti e 4,5 milioni di euro per restituire spazio e funzionalità alla natura. Dalle piccole foreste urbane di Fabriano ai moduli verdi che a Vicenza trasformeranno superfici impermeabili, dalle zone umide del Mantovano alle risorgive del Veronese, fino ai pascoli dell’Alpago e agli habitat del Monte Baldo. Sono gli interventi sostenuti da Fondazione Cariverona attraverso il bando Capitale naturale 2026, nelle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona.
Alla base c’è un cambio di prospettiva: considerare suolo, acqua, vegetazione e biodiversità non come elementi accessori, ma come componenti essenziali del funzionamento di città e territori. Significa aumentare la capacità di trattenere l’acqua, ridurre il calore urbano, ricostruire connessioni ecologiche e rendere gli ecosistemi più resilienti.
“Investire nella qualità degli ecosistemi significa rafforzare la capacità dei territori di affrontare gli effetti della crisi climatica, riducendo le vulnerabilità e prevenendo parte dei danni futuri”
«Per troppo tempo abbiamo trattato la natura come un costo da comprimere o un elemento da aggiungere a fine progetto. È un errore di impostazione. La natura è infrastruttura: quando un territorio mantiene vivi i propri habitat, funziona meglio e produce più valore».
«Ma, come ogni infrastruttura, deve essere progettata bene, misurata e mantenuta. Con questi 11 progetti vogliamo spostare il baricentro: spendere meno energie a rincorrere i danni e investire prima, facendo della prevenzione una scelta strutturale per il futuro dei territori», afferma Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona.
Il verde entra nel tessuto urbano
Nelle città, gli interventi agiscono soprattutto su verde e permeabilità del suolo. A Fabriano, POLI(S)CITY porterà nel quartiere Borgo nuove alberature e cinque “Tiny Forests”, piccole foreste urbane dedicate a biodiversità, mitigazione termica, qualità dell’aria e coesione sociale.
A Vicenza, Plug-Green sperimenterà dieci moduli verdi pre-vegetati, ciascuno delle dimensioni di un posto auto, composti da alberi, arbusti e prati fioriti e progettati anche per trattenere l’acqua e resistere agli stress climatici.

A Mantova, VERSO creerà nuove connessioni verdi tra via Virgilio, Piazza Virgiliana e il lungolago del Lago di Mezzo, rafforzando il collegamento con la rete ecologica del Mincio.
A Quistello, circa 7.300 metri quadrati tra scuole, impianti sportivi e il canale Sabbioncello diventeranno un parco naturalistico e didattico.
A Verona, NATURAFORTE interverrà invece nell’area di Forte Santa Caterina attraverso riforestazione, recupero dei prati stabili e contrasto alle specie invasive.
Acqua, suolo e biodiversità tornano a fare sistema
Un secondo fronte riguarda l’acqua. Ad Asola, nel Mantovano, AWARE realizzerà una zona umida multifunzionale collegata al canale Vaso Vò per migliorare la qualità delle acque, trattenere e rimuovere nutrienti e aumentare la biodiversità.
Nel Vicentino, AGIRE Gentile lavorerà sul bacino del Retrone recuperando rogge, canali e risorgive, creando fasce vegetate e sperimentando interventi di de-impermeabilizzazione dei suoli. Il progetto svilupperà anche un modello di “manutenzione gentile” che punta a conciliare sicurezza idraulica e tutela della biodiversità.
Nel Veronese, RISORGI unirà a Buttapietra il recupero di una risorgiva urbana alla valorizzazione del bosco planiziale del Menago.
“Intervenire su città, corsi d’acqua, risorgive e zone umide significa ricostruire equilibri ecologici, migliorare la qualità degli habitat e restituire funzionalità a sistemi naturali sempre più sotto pressione”
A Mozzecane, Sorgenti in Rete interverrà invece sulle risorgive del Tione delle Valli con fasce tampone, siepi, microhabitat e rifugi per anfibi, insetti, avifauna e fauna minore, affiancando alle opere il monitoraggio di acqua, vegetazione e habitat.
Pascoli e habitat alpini contro l’abbandono
In montagna il problema cambia. Nella Conca dell’Alpago, nel Bellunese, C.A.R.E. interviene sugli effetti dell’abbandono delle pratiche pascolive, che sta favorendo la progressiva chiusura degli ambienti aperti. Il progetto recupererà pascoli e superfici colonizzate dagli arbusti e monitorerà nel tempo la risposta della fauna, anche attraverso analisi bioacustiche.
Sul Monte Baldo, HORTUS EUROPAE realizzerà invece un “Orto Botanico Diffuso”, collegando l’Orto di Novezzina a prati, pascoli, boschi, pozze montane e altri habitat, con attività di citizen science e un Living Lab agroecologico.
Dalla realizzazione alla gestione nel tempo
A collegare interventi molto diversi è anche il metodo. Ogni progetto è guidato da un ente pubblico territoriale e riunisce amministrazioni, università o centri di ricerca, organizzazioni con esperienza nell’educazione ambientale e altri soggetti locali.
Monitoraggio, cura e strategie di gestione coerenti con le funzioni ecologiche delle aree devono essere previsti fin dall’inizio, così come il coinvolgimento di scuole, giovani e cittadini attraverso formazione, citizen science e percorsi partecipativi.

«Il vero test non sarà l’inaugurazione, ma quello che resterà dopo tre anni. Se alla fine avremo realizzato un intervento ma non avremo costruito le competenze per gestirlo nel tempo, non avremo fatto un buon investimento».
«Se invece avremo habitat più sani, dati che misurano i risultati, amministrazioni più competenti, scuole e cittadini coinvolti e strategie di cura e gestione coerenti con le caratteristiche ecologiche delle aree, allora avremo creato capitale. È la differenza tra sostenere un’opera e costruire capacità: noi puntiamo sulla seconda», aggiunge Giordano.
“Il valore dei progetti dipende anche dalla capacità di lasciare sui territori competenze, strumenti e modelli di gestione condivisi, così che gli interventi possano continuare a produrre effetti nel tempo”
Con l’edizione 2026 salgono a 47 i progetti accompagnati da Fondazione Cariverona nelle quattro edizioni di Capitale naturale, per oltre 15,5 milioni di euro complessivamente messi in campo. Nelle prime tre edizioni erano stati sostenuti 36 progetti con più di 11 milioni di euro e il coinvolgimento di oltre 250 enti partner.
