Dal nuovo Report nazionale al Foodtech Incubator Demo Day, il Verona Agrifood Innovation Hub mostra un ecosistema che cresce, investe e trasforma la ricerca in sviluppo concreto

Verona si conferma crocevia strategico dell’innovazione agroalimentare italiana. Oggi il Verona Agrifood Innovation Hub ha presentato il Report “Lo Stato dell’agrifoodtech in italia nel 2025”, elaborato da Eatable Adventures, insieme al Foodtech Incubator Demo Day, momento conclusivo del percorso di incubazione dedicato alle startup early stage.
Un doppio appuntamento che ha messo in dialogo analisi e visione, numeri e soluzioni. Emerge l’immagine di un settore che cresce in controtendenza rispetto allo scenario europeo e che comincia a strutturarsi come leva strategica per la competitività del Paese.
“Innovare l’agrifood oggi significa ripensare il modo in cui produciamo e consumiamo cibo: usare la tecnologia per migliorare qualità, ridurre sprechi e rendere le filiere più resilienti, senza perdere il legame con i territori”
Un settore che accelera mentre l’Europa rallenta
I dati del Report parlano chiaro. Nel 2025 l’agrifoodtech italiano ha raccolto 121,6 milioni di euro di investimenti, segnando una crescita del +18% rispetto all’anno precedente, a fronte di una flessione del -12% a livello globale e del -3,7% in Europa.
Un segnale di maturità che non riguarda solo i volumi, ma soprattutto la qualità dei capitali. Diminuiscono i micro-investimenti e aumentano i round superiori al milione di euro, indicando un ecosistema che sta attirando investitori più strutturati e orientati alla scala.
Cresce anche la base imprenditoriale. Le startup attive raggiungono quota 501 (+23%), generando 4.410 posti di lavoro, con un incremento del 47% su base annua. Numeri che raccontano un settore entrato in una fase di espansione più solida, capace di rafforzare organizzazione, competenze e impatto occupazionale.
Tecnologia matura e capitale umano come motore
L’innovazione tecnologica resta il cuore di questa crescita. Il 43,8% delle startup integra soluzioni di intelligenza artificiale, seguita da biotecnologie e machine learning. Ma il dato più rilevante è il livello di maturità. Oltre il 74% delle soluzioni si colloca in fasi avanzate di sviluppo, già pronte per l’adozione industriale.
A sostenere questo slancio è un capitale umano altamente qualificato. I founder hanno un’età media di 38,7 anni, oltre il 90% possiede un titolo universitario e più di un terzo ha conseguito un PhD, posizionando l’Italia ai vertici europei per preparazione accademica.
Un patrimonio di competenze che trova forza quando riesce a tradursi in impresa, mercato e filiera.

Verona e il Nord-Est come piattaforma di sistema
Dal punto di vista geografico, il Nord Italia resta il principale polo dell’innovazione, ma il Nord-Est conferma una vitalità crescente, sostenuta da iniziative capaci di mettere in connessione imprese, ricerca e istituzioni.
In questo contesto, il Verona Agrifood Innovation Hub si afferma come piattaforma nazionale di riferimento. Nato dalla collaborazione tra partner pubblici e privati, tra cui Fondazione Cariverona, è impegnato nel promuovere modelli di sviluppo in cui innovazione e sostenibilità procedono lungo la stessa traiettoria, generando valore economico, ambientale e sociale.
Dal Report alle startup: il Foodtech Incubator Demo Day
Se il Report restituisce la fotografia dell’ecosistema, il Foodtech Incubator Demo Day ne mostra il movimento. Le idee diventano prototipi, i prototipi si misurano con il mercato, la ricerca entra nella filiera.
La selezione nasce da una base ampia e nazionale. 78 candidature provenienti da 13 regioni italiane, molte delle quali da università e centri di ricerca. Dieci progetti early stage sono stati scelti per entrare nel percorso 2025–2026, con l’obiettivo di rafforzare il trasferimento tecnologico e accelerare il passaggio dal laboratorio all’adozione industriale.
Le dieci storie raccontano un’innovazione diffusa lungo tutta la catena del valore. AGRISKY porta l’intelligenza artificiale nelle serre, trasformando dati raccolti da sensori, videocamere e robotica in decisioni operative per colture più sane e un uso più efficiente delle risorse.
New Oil Factory ripensa gli ingredienti, sviluppando oleogel naturali capaci di sostituire i grassi saturi senza additivi.
ScartUP trasforma gli scarti dell’olio in polifenoli ad alto valore, portando l’economia circolare dentro una filiera tradizionale.
“Le startup del Foodtech Incubator mostrano come sensori, intelligenza artificiale, biotecnologie e robotica possano tradursi in soluzioni concrete per un sistema agroalimentare più sostenibile, efficiente e attento alle risorse”
Sul fronte della sicurezza e della riduzione degli sprechi, Superunit introduce una tecnologia non termica a CO₂ che estende la shelf life degli alimenti freschi senza comprometterne qualità e gusto. Altered Materials lavora sulla precisione in campo, con nanocapsule biodegradabili che rilasciano fertilizzanti solo quando servono. Agrichange risponde alle sfide climatiche rendendo i semi più resistenti a siccità e salinità, senza consumo di acqua o energia.
La trasformazione industriale trova nuove soluzioni con Capio Robotics, che sviluppa robot capaci di maneggiare alimenti delicati con pinze morbide e visione 3D. SeminAI semplifica la digitalizzazione agricola integrando dati, normative e quaderni di campagna in un’unica piattaforma basata su AI.
Strainova, da Verona, accelera la scoperta di nuovi microrganismi utili per fermentazioni, agricoltura e valorizzazione degli scarti. LocoMeal porta la cucina d’autore nel quotidiano con pasti plant-based pronti in pochi minuti, riducendo sprechi e conservanti.
Dieci traiettorie diverse, un filo comune. Rendere l’agrifood più sostenibile, più efficiente e più resiliente, con soluzioni che cercano fin da subito la prova della filiera e della scala.

Cos’è il Foodtech Incubator e perché conta
Il Foodtech Incubator non è un programma isolato, ma uno strumento strategico del Verona Agrifood Innovation Hub per affrontare uno dei nodi strutturali del Paese: la distanza tra ricerca e mondo reale.
In Italia molte tecnologie restano allo stadio embrionale o faticano a trovare partner con cui crescere. In un settore attraversato da transizioni ambientali, digitali e sociali, questo divario rallenta competitività e innovazione.
L’Incubator interviene proprio su questo snodo, costruendo ponti operativi tra scienza e impresa. Offre infatti un ambiente ad alto contenuto tecnico che combina mentorship scientifica, supporto allo sviluppo del business, validazione sul campo e confronto strutturato con aziende e investitori.
Il percorso, articolato tra bootcamp, sessioni di gruppo e mentoring individuale, accompagna i team nell’aumento della maturità tecnologica, nella verifica della scalabilità e nella misurazione degli impatti ambientali e sociali.
“Accompagnare le idee dalla ricerca al campo, dall’esperimento all’applicazione reale, è una leva fondamentale per generare impatto ambientale e sociale duraturo e costruire innovazione che resti nel tempo”
Al centro c’è il capitale umano. Giovani ricercatori, profili tecnici e team imprenditoriali trovano un contesto in cui sviluppare competenze manageriali e imprenditoriali, rafforzando l’occupazione qualificata e creando connessioni stabili tra imprese, atenei e centri di ricerca.
Una visione di lungo periodo che guarda al territorio, ma con ambizione nazionale e internazionale.
Un ecosistema che guarda alla scala
La giornata di oggi restituisce un messaggio netto. L’agrifoodtech italiano ha superato la fase sperimentale ed è entrato in una stagione di consolidamento. La sfida ora è trasformare il potenziale in adozione sul campo, rafforzare le alleanze tra pubblico e privato e continuare a investire in competenze, ricerca e imprenditorialità.
Da Verona, il futuro del cibo prende forma. Dati solidi, visione condivisa e innovazioni che non restano promesse, ma diventano sviluppo. Un futuro in cui sostenibilità e innovazione non sono obiettivi separati, ma il risultato di una stessa rotta.
