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INNOVAZIONE SOCIALE

Verona, il volontariato conquista il futuro: la città sarà Capitale italiana nel 2027

21 aprile 2026 

Un riconoscimento nazionale che premia la qualità del lavoro costruito nel tempo, la forza delle alleanze territoriali e una visione condivisa capace di coinvolgere istituzioni, terzo settore e comunità

Un riconoscimento nazionale che premia la qualità del lavoro costruito nel tempo, la forza delle alleanze territoriali e una visione condivisa capace di coinvolgere istituzioni, terzo settore e comunità

Verona si prepara a vivere un anno simbolico e insieme profondamente operativo: nel 2027 sarà Capitale italiana del volontariato. Il titolo è stato conferito da CSVnet, l’associazione nazionale dei 49 Centri di servizio per il volontariato, nell’ambito del bando promosso in collaborazione con ANCI e in partenariato con Forum Terzo Settore e Caritas Italiana.

A comunicarlo ufficialmente è stata la stessa CSVnet, che ha deliberato l’assegnazione alla città scaligera dopo la valutazione comparativa delle candidature presentate anche da Napoli e Perugia.

Non è soltanto una vittoria formale. È il riconoscimento di un percorso che ha saputo mettere a sistema energie civiche, competenze sociali e capacità di visione. Più che un punto di arrivo, questo titolo segna l’inizio di una nuova sfida, resa possibile da un lavoro già avviato e dalla capacità di mettere in relazione soggetti diversi, rafforzare alleanze e aprire prospettive inedite per il territorio.

“La sfida che si apre ora è rendere questo percorso un’occasione concreta di partecipazione diffusa, capace di coinvolgere soprattutto i giovani e di generare un’eredità stabile per il territorio”

Un premio alla città che sa fare rete

Il valore più forte sta probabilmente qui: Verona è stata scelta perché ha saputo presentarsi come una comunità capace di fare rete. Attorno alla candidatura si è raccolta infatti un’alleanza ampia, che ha visto convergere il CSV di Verona, il Comune, la Caritas Diocesana Veronese, il Forum Terzo Settore Veneto e, nel sostegno al percorso, anche Fondazione Cariverona.

È una rete che va ben oltre i confini tradizionali del non profit. La proposta veronese chiama in causa scuola e università, filantropia, sistema imprenditoriale, ordini professionali e settori decisivi della vita pubblica, dalla sanità alla giustizia, dallo sport alla cultura, fino alla comunicazione. È proprio questa densità di connessioni a restituire il profilo di una città che non interpreta il volontariato come un comparto separato, ma come una forza generativa che attraversa l’intera comunità.

Un territorio ricco di partecipazione

A rendere ancora più significativo il riconoscimento è la consistenza del tessuto sociale veronese. In provincia si contano circa 500 organizzazioni di volontariato iscritte al RUNTS e quasi 950 associazioni di promozione sociale; nel complesso, gli enti non profit attivi a livello provinciale superano quota 6.200, con una presenza particolarmente forte negli ambiti culturale, sociale ed educativo. Una rete estesa e articolata, sostenuta da circa 85 mila persone attive nel volontariato in tutta la provincia.

Sono numeri che aiutano a capire perché Verona sia stata considerata un terreno così fertile per questo titolo. Ma, ancora più dei numeri, conta il loro significato: dietro queste cifre si muove una trama di prossimità, inclusione, cura, partecipazione civica e capacità di generare coesione. CSVnet ha sottolineato che il titolo rappresenterà un’occasione per promuovere la cultura del volontariato, far conoscere le tante realtà sociali che animano il territorio e invitare la cittadinanza a farne parte.

La Fondazione dentro una visione di comunità

Per la Fondazione questo passaggio si inserisce in modo naturale dentro una storia lunga di attenzione allo sviluppo sociale, culturale ed economico dei territori. Questa vocazione rende particolarmente coerente la sua presenza in un percorso che mette al centro il rafforzamento del capitale sociale e delle alleanze civiche.

“Il riconoscimento valorizza una città che ha saputo trasformare il volontariato in una leva di coesione, mettendo in dialogo istituzioni, Terzo settore, mondi educativi, realtà economiche e comunità locali”

“Il riconoscimento conferito a Verona premia la qualità del lavoro svolto in questi anni e, soprattutto, la capacità della città e del territorio di fare squadra – ha commentato il presidente Bruno Giordano – È questo, credo, l’elemento più importante: la forza di una comunità che sa mettere in rete istituzioni, Terzo settore, mondo educativo, realtà economiche e sociali attorno a una visione condivisa”.

“Per tutti noi è motivo di soddisfazione, ma anche una responsabilità: quella di trasformare questo titolo in un’occasione concreta di crescita e coinvolgimento. Sarà importante, in questo percorso, avvicinare sempre di più le nuove generazioni, perché il volontariato rappresenta non solo una risposta ai bisogni, ma anche una palestra di cittadinanza e di costruzione del bene comune”.

“Verona ha oggi l’opportunità di proporsi come un laboratorio di innovazione sociale, capace di valorizzare quanto già esiste e, al tempo stesso, di aprire nuove strade”, ha concluso Giordano.

La sfida del futuro

In questo senso, il titolo assegnato a Verona ha un valore che supera i confini dell’anno celebrativo. È un invito a leggere il volontariato come infrastruttura sociale del presente e del futuro, come spazio in cui si allenano fiducia, collaborazione, competenze e senso di appartenenza. Non una parentesi, dunque, ma una prospettiva. Non un punto di arrivo, ma l’inizio di una fase nuova, nella quale la città è chiamata a mostrare quanto il volontariato possa diventare leva di sviluppo umano, culturale e civile.

Per Verona, e per tutti gli attori che hanno contribuito a costruire questa candidatura, il 2027 si annuncia così come un anno da abitare con ambizione e responsabilità. Per la Fondazione, sarà anche l’occasione per continuare a sostenere una visione di territorio in cui la crescita delle comunità passa dalla capacità di unire forze diverse, valorizzare il protagonismo civico – a partire dai più giovani – e riconoscere nel volontariato una delle espressioni più alte dell’energia collettiva.

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