Mercoledì 7 gennaio, a San Tomaso Cantuariense, Rosso Verona Baroque Ensemble porta in scena “Le sonate all’epistola”: un viaggio tra sonate da chiesa, trio sonata e pagine per organo che ricostruisce gli incontri italiani del giovane Mozart e accende la memoria della città

Il 7 gennaio non è una data come le altre per la storia musicale di Verona: è il giorno in cui, nel 1770, il giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart suonò nella chiesa di San Tomaso Cantuariense, lasciando una traccia diventata parte della memoria della città.
Oggi, 256 anni dopo, quello stesso calendario si riaccende: mercoledì 7 gennaio 2026, alle 20.30, sempre a San Tomaso, va in scena Le sonate all’epistola, il concerto promosso da Fondazione Cariverona all’interno di Mozart a Verona 2026 (ingresso gratuito previa registrazione su Eventbrite).
Prenota il tuo posto
Un ascolto che racconta l’Italia
Il titolo non è una trovata poetica: le “sonate all’epistola” sono davvero nate per quel momento della liturgia in cui, durante la Messa, tra la lettura dell’Epistola e quella del Vangelo, la musica apriva una soglia di attenzione e raccoglimento. Mozart stesso ne parla in una lettera del 1776 indirizzata a Giovanni Battista Martini, ricordando quella prassi poi interrotta nel 1783 dall’arcivescovo Colloredo.
Durante la serata verranno proposte tre Sonate da chiesa di Mozart (KV 68, KV 328, KV 336), brevi e intense, affiancate a pagine di Nardini (Sonata a tre n. 3 in Re maggiore), Boccherini (Trio op. 1 n. 4), Martini (Allegro dalla Sonata IV) e Gallo (Sonata a tre n. 1).

Non “accostamenti” casuali, ma tracce di un’Italia musicale che Mozart attraversa nel 1770, tra ascolti, maestri e repertori che lo segnano – dagli incontri fiorentini con Nardini agli studi con Padre Martini a Bologna, fino alle pagine di Boccherini che risuonano anche nella Verona di quei giorni.
Il disegno prende la forma della trio sonata (due violini e basso continuo) con momenti per organo solo, dall’Allegro della KV 545 di Mozart all’omaggio a Martini. È un’idea forte, perché trasforma un concerto in un racconto: la cultura come ponte, come scambio, come crescita.
Gli “incontri” di Mozart
Il programma intreccia dunque il genio di Salisburgo con alcuni autori che, in modi diversi, compongono la sua geografia italiana. Pietro Nardini, violinista celebratissimo e allievo di Tartini, entra in scena con una Sonata a tre che porta con sé un’idea di virtuosismo mai ostentato, tutto al servizio della linea melodica.
Poi c’è Luigi Boccherini, con un Trio op. 1 n. 4 che valorizza timbri e dialoghi degli archi; e qui la storia si fa veronese in modo diretto: una cronaca dell’epoca ricorda che, nel gennaio 1770, Mozart suonò “assai bene” un trio di Boccherini durante un’esibizione presso l’Accademia Filarmonica di Verona – e l’ipotesi evocata in programma è che potesse trattarsi proprio di una pagina di questa raccolta
“Questo programma non affianca semplicemente dei brani. Ricostruisce una rete di ascolti, incontri e influenze che hanno nutrito la formazione di Mozart, mostrando come la musica diventi un linguaggio di scambio tra persone, città e tradizioni”
A incorniciare la serata, due momenti per organo solo: l’Allegro dalla Sonata KV 545 di Mozart e l’Allegro dalla Sonata IV di Padre Martini, figura decisiva nel percorso di studio del giovane prodigio durante la tappa bolognese.
E il viaggio si chiude con la Sonata a tre di Domenico Gallo, piena di cantabilità mediterranea, con quella coda sorprendente che la lega anche al Novecento: il tema del primo movimento è noto per essere stato rielaborato da Stravinsky in Pulcinella.
Rosso Verona Baroque Ensemble: suono d’epoca, energia contemporanea
A dare voce a questo itinerario sarà il Rosso Verona Baroque Ensemble, formazione giovane ma già riconoscibile, nata nel 2021 a L’Aia per iniziativa del violinista Pietro Battistoni. Il gruppo lavora su strumenti storici (o copie) e su un’interpretazione “informata”, capace però di parlare con immediatezza: perché qui l’obiettivo non è l’archeologia, ma la vitalità del suono.
Anche il nome è una dichiarazione d’amore: “Rosso Verona” omaggia il marmo dei Lessini, celebrato da Ruskin, come simbolo di una bellezza che resiste al tempo.

Sul palco (o, meglio, nello spazio vivo della chiesa) saranno Pietro Battistoni (violino I), Lorenzo Gugole (violino II), Thomas Chigioni (violoncello) e Nicola Benetti (organo). Un organico essenziale, da camera, perfetto per una musica che vive di intrecci e dettagli: il respiro dei due violini, la profondità del basso continuo, la luce dell’organo che mette a fuoco l’architettura armonica.
In una città che ha imparato a leggere Mozart anche attraverso le sue tracce – i luoghi, gli incontri, le soste del viaggio – Le sonate all’epistola promette qualcosa di raro: non soltanto un concerto, ma un’esperienza che mette in relazione musica, memoria e presente, facendo risuonare Verona come tappa viva di una storia europea.
“Quando un luogo si apre all’ascolto e alla storia, la musica smette di essere “solo” repertorio. Diventa esperienza condivisa, capace di dare profondità al presente e di rendere più riconoscibile l’identità culturale di una comunità”