Dal 28 marzo al 7 giugno a Castel San Pietro, la mostra a cura di Daniela Rosi presenta oltre 30 grandi tele, installazioni e proiezioni in un percorso immersivo che chiede un atto di coscienza: rifiutare l’indifferenza e fermarsi prima che l’ingiustizia diventi “normale”

Fondazione Cariverona presenta a Castel San Pietro – la storica fortezza che svetta sulla città di Verona – la mostra STOP, non più oltre, personale di Maffeo d’Arcole e progetto site specific a cura di Daniela Rosi, in programma dal 28 marzo al 3 maggio 2026, con opening venerdì 27 marzo alle ore 20, aperto a tutti e a ingresso gratuito.
L’esposizione si inserisce nel palinsesto interdisciplinare di Interregno, il progetto culturale promosso dalla Fondazione in collaborazione con Urbs Picta tra il 2025 e il 2026 che mette al centro una domanda decisiva: che cosa consideriamo “normale” e che cosa definiamo “diverso”? E soprattutto, quali confini – visibili o invisibili – separano ancora queste due categorie, alimentando esclusione, distanza, marginalità?
Dopo Nessuno escluso e TOMORROWS – Folding, Flexing and Expanding, la mostra dedicata a Maffeo d’Arcole prosegue questa riflessione in modo radicale, portandola sul terreno della coscienza: il limite non è soltanto una linea da tracciare, ma una scelta quotidiana di sguardo, di linguaggio, di responsabilità.
“L’inaugurazione è in programma venerdì 27 marzo 2026 alle 20. La mostra sarà aperta dal 28 marzo al 7 giugno 2026, dal martedì alla domenica (10-18), a ingresso gratuito”
In STOP, non più oltre, la tensione tra normalità e diversità emerge come un nodo etico: ciò che chiamiamo “normale” può diventare assuefazione all’ingiustizia, accettazione della violenza, abitudine alla sofferenza altrui.
L’artista rovescia questo automatismo e lo rende visibile: mette in crisi l’indifferenza, restituisce presenza agli esclusi, costringe a interrogarsi su dove nasce la distanza tra “noi” e “gli altri” e su quale sia, oggi, la soglia oltre la quale non si può più restare neutrali.
Fermarsi, guardare, non anestetizzarsi
L’esposizione riunisce oltre 30 grandi tele, la serie di 22 collage “Il calice amaro”, tre installazioni – tra cui “Sand Creek”, con i suoi imponenti bisonti, e “Popoli in cammino”, dedicata ai migranti di ieri e di oggi – oltre a videomapping, proiezioni e una video-installazione. Un percorso immersivo che mette il visitatore in relazione diretta con opere spesso prive di titolo, perché non guidino ma responsabilizzino lo sguardo.
STOP, non più oltre è una dichiarazione, ma anche una richiesta. È il gesto di chi si rifiuta di distogliere lo sguardo di fronte alla violenza della storia, alle guerre, alle migrazioni forzate, alla sopraffazione dei più fragili, al degrado ambientale. È un’esortazione che l’artista rivolge a sé stesso prima ancora che al pubblico: fermarsi, guardare, non anestetizzarsi.

Il confine: cos’è “normale” oggi?
Il confine, nel lavoro dell’artista, non è mai solo geografico: è morale, storico, umano. Ma è anche – in modo decisivo – un confine culturale: quello che separa ciò che viene riconosciuto “dentro” dal sistema dell’arte da ciò che resta “fuori”.
Autodidatta, radicato nella sua terra, ma con uno sguardo costantemente rivolto al mondo, Maffeo d’Arcole sviluppa da oltre cinquant’anni una ricerca autonoma, laterale, non addomesticata. È un’arte che nasce ai margini delle appartenenze ufficiali e che proprio per questo rende visibile, anche sul piano simbolico, la domanda di Interregno su normalità e differenza.
“Un percorso immersivo con oltre 30 grandi tele, 22 collage (Il calice amaro), tre installazioni (tra cui Sand Creek e Popoli in cammino), videomapping, proiezioni e video-installazione”
Pittura, scultura, installazione, performance e video convivono in una pratica espressiva che nasce dall’urgenza e dall’indignazione, ma si traduce in immagini di grande forza visiva. Il suo lavoro non è mai pacificante: inquieta, provoca, interroga.
Le sagome lignee dei migranti realizzate con assi di case abbandonate evocano l’emigrazione veneta verso il Sud America e dialogano con le migrazioni contemporanee. I numeri che attraversano le tele riducono l’uomo a cifra, memento della sua fragilità. Le figure deformate, i colori primari attraversati da neri e bianchi violenti, la materia incisa e stratificata restituiscono una realtà che non concede alibi.
Un’arte corale contro l’indifferenza
Accanto alla radicalità dello sguardo, la pratica di Maffeo conserva una dimensione essenziale: la coralità. La sua è un’arte che nasce dal basso, dentro un legame concreto con Arcole e con una dimensione comunitaria: un fare che non isola l’artista in un recinto autoreferenziale, ma lo colloca in una trama di relazioni, memoria e territorio.
Anche in questo senso, la mostra a Castel San Pietro si configura come un attraversamento di confini: tra centro e margine, tra riconoscimento e invisibilità, tra storia locale e ferite globali.

Castel San Pietro, luogo simbolico della città, diventa per l’occasione uno spazio attraversabile e stratificato, in dialogo con opere che non si limitano a occupare lo spazio ma lo trasformano in esperienza. STOP, non più oltre non è solo una mostra, ma un invito: fermarsi prima che la soglia dell’indifferenza venga superata.
In un presente segnato da conflitti, disuguaglianze e trasformazioni profonde, la ricerca di Maffeo d’Arcole risuona come un gesto necessario.
La biografia di Maffeo d’Arcole
Maffeo d’Arcole (Maffeo Burati, 1 aprile 1949) è un artista autodidatta nato e residente ad Arcole, nel Veronese. Ultimo di otto figli di una famiglia contadina, dopo la scuola elementare lavora nei campi e poi in fabbrica, continuando parallelamente a dipingere e a sperimentare materiali poveri e di recupero.
Intorno ai trent’anni decide di dedicarsi interamente all’arte, sviluppando un linguaggio libero e personale che attraversa pittura, collage, scultura, installazione, performance e video. La sua ricerca, radicata nel territorio ma rivolta al presente, è un atto di denuncia contro violenza, guerre, sopraffazioni e indifferenza, e si caratterizza per una forte dimensione corale e comunitaria.
“STOP, non più oltre è un atto di coscienza: rifiuta l’assuefazione e chiede di fermarsi prima che l’ingiustizia diventi “normale”, prima che guerra, migrazioni, sopraffazione dei più fragili e degrado ambientale scorrano addosso senza lasciare traccia”