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CAPITALE UMANO

Bando Orienta il tuo futuro: così prendiamo sul serio la voce dei giovani

12 dicembre 2025

Con 2,9 milioni di euro, sosteniamo 14 progetti per ragazze e ragazzi tra i 14 e i 20 anni che integrano partecipazione civica, orientamento, benessere psicologico ed esperienze di incontro con il mondo del lavoro

Con 2,9 milioni di euro, sosteniamo 14 progetti per ragazze e ragazzi tra i 14 e i 20 anni che integrano partecipazione civica, orientamento, benessere psicologico ed esperienze di incontro con il mondo del lavoro

Tutto parte da una sensazione diffusa. In classe, nei corridoi delle scuole, negli oratori e nei centri di formazione, molti ragazzi e ragazze faticano a immaginare il proprio futuro nei luoghi in cui vivono. La narrazione dominante è quella di chi parte: per studiare, per lavorare, per “trovare altro”.

Da qui nasce il bando Orienta il tuo futuro, che oggi sostiene 14 progetti nelle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona per un impegno di 2,9 milioni di euro. L’idea di fondo è chiara: l’orientamento non è un test attitudinale a 17 anni, ma un percorso che intreccia scuola, tempo libero, relazioni, salute mentale, incontri con il mondo del lavoro e partecipazione alla vita della comunità.

“Uno degli elementi chiave dei progetti è il ruolo attivo dei giovani nei processi decisionali: co-progettazione delle attività, partecipazione alla governance, esperienze di cittadinanza attiva”

“Se i nostri giovani ci dicono che fanno fatica a vedersi qui tra dieci anni, il problema non sono loro: siamo noi adulti”, osserva Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona.

“Per troppo tempo abbiamo trattato le nuove generazioni come un capitolo a parte, da affrontare con qualche progetto episodico, rincorrendo le emergenze. Noi invece chiediamo un cambio di passo: prendere sul serio quello che i ragazzi ci stanno dicendo, e trasformarlo in azioni e politiche strutturali. Non basta ‘offrire attività’: bisogna condividere potere decisionale, ascoltare, lasciare spazio”.

Protagonisti di futuro

Da questo cambio di sguardo nascono esperienze diverse: luoghi che si riaprono, reti che si allargano, adulti che imparano a mettersi di lato perché i giovani possano contare davvero. Il filo rosso che unisce tutte le iniziative è la volontà di mettere i giovani nelle condizioni di progettare il proprio futuro, ripensando l’orientamento, il benessere e il rapporto con la formazione e il lavoro, dentro nuove comunità educanti radicate nei territori.

A Rosà, in provincia di Vicenza, una stazione cambia significato. Con “Stazione Giovani”, un luogo nato per far partire le persone diventa uno spazio dove fermarsi, incontrarsi, progettare. Laboratori, momenti di confronto sul futuro, uno sportello psicologico, un podcast costruito dagli studenti: qui il protagonismo dei ragazzi e delle ragazze è concreto, perché non si limitano a partecipare ma contribuiscono a immaginare e rimodellare le attività, spesso in una logica di reverse mentoring verso insegnanti e amministratori.

In altri contesti la partecipazione si traduce in attivismo civico strutturato. Con il progetto interprovinciale “AttiVISTI” i giovani lavorano su temi come ambiente, spazi pubblici, diritti, costruendo proposte che arrivano fino ai tavoli con i Comuni: non solo consultazioni, ma percorsi che li accompagnano a leggere i bisogni del territorio e a progettare cambiamento.

Tra relazioni educative e palestre di competenze

A Verona e in altri Comuni della provincia nascono le “case comuni” dell’orientamento. Sono spazi di quartiere dove si studia insieme, si incontrano professionisti, si progettano azioni di cittadinanza. L’orientamento non è un appuntamento una tantum, ma una relazione educativa che attraversa l’anno. Lo stesso sguardo entra in centri giovanili, oratori, associazioni sportive, biblioteche. Per intercettare chi si è già allontanato dai contesti formali e accompagnarlo con piani personalizzati, lavorando su dispersione e benessere psicologico.

“Il focus è sulla creazione di comunità educanti: reti stabili tra scuole, terzo settore, servizi, parrocchie, Comuni e imprese per contrastare dispersione e isolamento”

Accanto ai luoghi, alcuni percorsi diventano vere e proprie palestre di competenze. Iniziative come “Academy Futuro”, il “Campus delle intelligenze future” a Vicenza o “RADICI – Diario del Futuro” allenano comunicazione, pensiero critico, lavoro di squadra, capacità di leggere i cambiamenti. Si mettono in dialogo scuole, enti di formazione, ITS, imprese e terzo settore. I partecipanti costruiscono un “diario del futuro” fatto di esperienze, desideri, competenze, e diventano ambasciatori di queste pratiche nelle loro comunità.

L’attenzione ai più fragili

Gli stessi temi emergono nelle transizioni più fragili: quando si cambia scuola, quando si esce dal sistema di istruzione, quando si lascia l’adolescenza per entrare nella vita adulta. Nell’ovest veronese un progetto segue ragazzi e ragazze con disabilità in questo passaggio. Viene costruita intorno a loro e alle famiglie una rete di supporto fatta di laboratori, esperienze di autonomia, legami con le realtà del territorio.

A Mantova, con “SKILL-UP”, si lavora in piccoli gruppi e spazi informali con i giovani più vulnerabili, compresi i NEET, per evitare che lo stacco dalla scuola o da un’esperienza formativa diventi un punto di non ritorno.

Nuove strategie contro lo spopolamento

In provincia di Belluno, con “UP!GEN”, la domanda diventa esplicita: che futuro possono immaginare i giovani in un’area di montagna segnata dallo spopolamento? La risposta passa per esperienze reali, incontri con imprese e percorsi di leadership giovanile, per far conoscere le opportunità esistenti e dare spazio a chi vorrebbe restare ma chiede condizioni nuove per farlo.

Nelle Marche, il progetto “FutureLab Vallesina” intreccia creatività e imprenditorialità sociale, usando i linguaggi artistici e multimediali per rileggere il paesaggio e immaginare nuove forme di sviluppo locale.

Insieme, per fare la differenza: le comunità educanti

Dietro ogni laboratorio, ogni sportello, ogni casa comune, ci sono relazioni solide: scuole, enti di formazione, associazioni, cooperative, parrocchie, servizi sociali, Comuni, imprese siedono intorno agli stessi tavoli, spesso insieme a consulte giovanili o gruppi di ragazzi coinvolti in modo stabile nei processi decisionali. È la forma concreta delle comunità educanti. Non un singolo progetto, ma un sistema di alleanze che prova a durare oltre i tempi di un bando.

Da spettatori a protagonisti

In controluce, tutti i progetti aiutano i giovani a muoversi dentro una realtà complessa senza esserne travolti. Trasformare una stazione, un quartiere o una valle in un laboratorio educativo significa allenarsi a leggere il contesto e a passare da spettatori a protagonisti.

“Al termine dei progetti, tra due anni, vorremmo vedere scuole più aperte, amministrazioni più disponibili al confronto, imprese più coinvolte, famiglie meno sole e giovani, finalmente, protagonisti”

“La scommessa è chiara: se mettiamo i giovani nelle condizioni di esprimersi, di sentirsi ascoltati e di contare davvero, cambiano loro e cambiamo anche noi”, conclude Giordano.

“Tra due anni non vorremmo limitarci a contare quanti laboratori sono stati fatti. Vorremmo vedere scuole più aperte, amministrazioni più disponibili al confronto, imprese più coinvolte, famiglie meno sole. E soprattutto vorremmo che molti più ragazzi e ragazze potessero dire: qui non sono di passaggio, qui posso costruire un pezzo del mio futuro”.

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