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INNOVAZIONE SOCIALE

Dai bisogni alle soluzioni: AI for Social Impact entra nel vivo

21 luglio 2026 

Dopo 35 candidature, il kick-off riunisce le dieci organizzazioni selezionate e apre un percorso di formazione e sperimentazione per rendere l’intelligenza artificiale una leva concreta nei servizi alla persona

Dopo 35 candidature, il kick-off riunisce le dieci organizzazioni selezionate e apre un percorso di formazione e sperimentazione per rendere l’intelligenza artificiale una leva concreta nei servizi alla persona

Dieci organizzazioni, quattro territori, esperienze molto diverse e una domanda comune: come può l’intelligenza artificiale aiutare il Terzo Settore a lavorare meglio, senza perdere di vista ciò che conta davvero?

Da questa domanda ha preso il via la fase operativa di AI for Social Impact, il programma promosso dalla Fondazione in collaborazione con Upskill 4.0. Il kick-off della settimana scorsa, ospitato negli spazi della Fondazione, ha riunito per la prima volta i team dei dieci enti selezionati tra le 35 candidature arrivate da Verona, Vicenza, Belluno e Mantova. Un incontro che non ha rappresentato soltanto l’avvio formale delle attività, ma l’apertura di un vero e proprio cantiere di innovazione sociale.

“Innovare nel sociale significa liberare tempo, energie e competenze da restituire alle persone”

Al centro non c’erano tecnologie da osservare a distanza, né soluzioni già confezionate. C’erano problemi quotidiani, dati difficili da organizzare, processi che assorbono tempo, servizi da rendere più accessibili, decisioni da sostenere con informazioni più chiare. E, soprattutto, la volontà di capire in che modo l’AI possa diventare uno strumento responsabile, comprensibile e realmente utile per chi lavora ogni giorno accanto alle persone e alle comunità.

Il programma entra così nella fase immaginata fin dalla sua nascita: partire da un bisogno concreto, trasformarlo in una sfida progettuale e accompagnare gli enti verso un prototipo, un concept operativo o una roadmap di implementazione. Non una formazione astratta sull’intelligenza artificiale, quindi, ma un percorso costruito dentro il lavoro reale delle organizzazioni.

Un inizio fatto di ascolto, confronto e domande giuste

Il kick-off è servito innanzitutto a conoscersi. I partecipanti hanno condiviso storie, competenze, aspettative e modi diversi di intendere l’innovazione. Hanno raccontato il passato e il presente delle proprie organizzazioni, ma anche il futuro che immaginano: più tempo per le relazioni, maggiore capacità di leggere i bisogni, processi meno frammentati, strumenti capaci di sostenere – e non appesantire – il lavoro sociale.

La giornata ha alternato momenti di apertura istituzionale, una prima introduzione alle opportunità dell’AI per il Terzo Settore e attività di gruppo dedicate all’individuazione delle aree di intervento prioritarie. Il punto di partenza è stato chiaro: prima di chiedersi quale tecnologia utilizzare, occorre comprendere quale problema affrontare, per chi e con quale cambiamento atteso.

È una distinzione decisiva. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale viene spesso raccontata attraverso promesse spettacolari, velocità e automatismi, AI for Social Impact sceglie di rallentare il primo passo. Osservare. Ascoltare. Mettere a fuoco. Perché l’innovazione produce valore soltanto quando incontra un bisogno autentico e viene progettata insieme a chi quel bisogno lo conosce da vicino.

Anche per questo la selezione non ha premiato soltanto la maturità digitale delle candidature. La valutazione ha considerato la chiarezza della sfida proposta, la fattibilità della sperimentazione, il potenziale impatto sociale, la qualità dei team, la replicabilità delle possibili soluzioni e la capacità del percorso di far crescere competenze interne, valorizzando anche la partecipazione di risorse under 35.

La composizione finale restituisce un gruppo eterogeneo per dimensioni, ambiti di attività e grado di esperienza tecnologica, ma accomunato dalla possibilità di generare apprendimenti utili anche per altre realtà non profit.

Dieci enti, dieci cantieri aperti sul futuro

Le sfide emerse raccontano con grande concretezza quanto l’intelligenza artificiale possa attraversare ambiti diversi del lavoro sociale.

A Verona, Fondazione Gobetti esplorerà lo sviluppo di un assistente digitale a supporto delle persone con disabilità impegnate nella cura di un parco terapeutico. Lavoro & Società lavorerà sulla gestione dei progetti, dei timesheet, della rendicontazione e del controllo di gestione, mentre Associazione Verona FabLab Impresa Sociale concentrerà la propria sperimentazione sulla documentazione educativa e sulla misurazione dell’impatto.

“Dieci organizzazioni, dieci sfide reali, un unico obiettivo: trasformare la tecnologia in impatto”

Nel Vicentino, Samarcanda SCS Onlus affronterà il tema dell’automazione della rendicontazione, della validazione dei dati e della costruzione di dashboard di progetto. Donna Chiama Donna APS lavorerà sul rafforzamento di processi e strumenti a supporto dei servizi alla persona e della relazione con beneficiarie e comunità. La Cooperativa sociale Bartolomeo Ferracina si concentrerà invece sulla pianificazione integrata dei turni, con l’obiettivo di migliorare l’organizzazione e sostenere l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate.

Nel Bellunese, Portaperta SCS Onlus Impresa Sociale approfondirà l’utilizzo di strumenti digitali applicati ai processi organizzativi e ai servizi, individuando durante l’onboarding la sfida con il maggiore potenziale trasformativo. Cooperativa 19 SCS lavorerà sulla digitalizzazione dei processi amministrativi, dall’importazione e normalizzazione dei dati economici fino alla lettura dei centri di costo.

A Mantova, Viridiana Società Cooperativa Sociale esplorerà soluzioni dedicate alla pianificazione del budget, al monitoraggio delle spese e alla rendicontazione. Caritas Diocesana di Mantova si concentrerà invece sulla raccolta dei dati, sulla misurazione dell’impatto e sulla lettura dei bisogni di persone appartenenti a differenti target di fragilità, con una sperimentazione che potrebbe generare valore anche per la più ampia rete Caritas.

Sono casi d’uso diversi, ma attraversati da un filo comune: la necessità di trasformare una grande quantità di informazioni, attività e responsabilità in strumenti più leggibili e governabili. Dietro ogni processo da semplificare, infatti, non c’è soltanto un’esigenza di efficienza. C’è tempo da restituire all’ascolto, alla cura, all’accompagnamento e alla costruzione di legami.

Dalla formazione alla sperimentazione

Dopo la fase di onboarding e di definizione puntuale delle sfide, il programma entrerà nel vivo a settembre. Il percorso alternerà incontri online, sessioni in presenza e momenti intensivi di progettazione, con un formato flessibile pensato per integrarsi con le attività ordinarie degli enti.

La formazione offrirà ai partecipanti le conoscenze necessarie per comprendere opportunità, limiti e responsabilità legate all’impiego dell’intelligenza artificiale.

La progettazione permetterà poi di tradurre queste conoscenze in casi d’uso circoscritti e sostenibili. Infine, la sperimentazione accompagnerà ciascun team verso la definizione di un prototipo o di un concept operativo, insieme a una roadmap che indichi condizioni, risorse e passaggi necessari per un’eventuale implementazione.

“Non automatizzare ciò che deve restare umano, ma rafforzarlo con strumenti più intelligenti”

Il traguardo non sarà dunque la semplice adozione di un nuovo strumento, ma la crescita della capacità degli enti di orientarsi nel cambiamento tecnologico: porre le domande corrette, riconoscere i dati di cui dispongono, valutare benefici e rischi, coinvolgere le persone interessate e scegliere con consapevolezza dove l’AI possa davvero fare la differenza.

A novembre, un evento pubblico finale restituirà il lavoro svolto, le soluzioni sviluppate e gli apprendimenti maturati. Sarà un’occasione per condividere non soltanto i risultati raggiunti dai dieci partecipanti, ma anche riflessioni, errori, possibilità di replica e nuove domande aperte per l’intero ecosistema del Terzo Settore.

Il traguardo non sarà dunque la semplice adozione di un nuovo strumento, ma la crescita della capacità degli enti di orientarsi nel cambiamento tecnologico: porre le domande corrette, riconoscere i dati di cui dispongono, valutare benefici e rischi, coinvolgere le persone interessate e scegliere con consapevolezza dove l’AI possa davvero fare la differenza.

A novembre, un evento pubblico finale restituirà il lavoro svolto, le soluzioni sviluppate e gli apprendimenti maturati. Sarà un’occasione per condividere non soltanto i risultati raggiunti dai dieci partecipanti, ma anche riflessioni, errori, possibilità di replica e nuove domande aperte per l’intero ecosistema del Terzo Settore.

“L’intelligenza artificiale diventa davvero utile quando parte da un bisogno concreto”

Il traguardo non sarà dunque la semplice adozione di un nuovo strumento, ma la crescita della capacità degli enti di orientarsi nel cambiamento tecnologico: porre le domande corrette, riconoscere i dati di cui dispongono, valutare benefici e rischi, coinvolgere le persone interessate e scegliere con consapevolezza dove l’AI possa davvero fare la differenza.

A novembre, un evento pubblico finale restituirà il lavoro svolto, le soluzioni sviluppate e gli apprendimenti maturati. Sarà un’occasione per condividere non soltanto i risultati raggiunti dai dieci partecipanti, ma anche riflessioni, errori, possibilità di replica e nuove domande aperte per l’intero ecosistema del Terzo Settore.

Una tecnologia che restituisce spazio all’umano

AI for Social Impact nasce da una convinzione precisa: innovare nel sociale non significa sostituire le persone, ma rafforzare la loro capacità di agire.

Un sistema capace di ordinare informazioni, sostenere la rendicontazione o facilitare la lettura dei bisogni acquista senso soltanto se consente agli operatori di dedicare maggiore attenzione alle relazioni. Un processo più rapido produce valore quando libera energie per progettare, ascoltare e prendersi cura. Un dato diventa davvero utile quando aiuta a prendere decisioni migliori per una comunità.

È questa la prospettiva che accompagna il percorso promosso da Fondazione Cariverona e Upskill 4.0: portare l’intelligenza artificiale dentro il Terzo Settore non come una rivoluzione calata dall’alto, ma come una possibilità da esplorare insieme, con responsabilità e spirito critico.

Il lavoro è appena cominciato. Ma le domande, i bisogni e le competenze riuniti nel primo incontro mostrano già la direzione: un’AI meno distante, più concreta e capace di sostenere chi ogni giorno genera coesione, inclusione e valore sociale nei territori.

Per il programma di Upskill AI for Social

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