Quasi 2 milioni di euro a 41 progetti sostenuti da Fondazione Cariverona: campi sportivi, teatri, biblioteche, musei e parchi diventano luoghi educativi dove bambine, bambini e adolescenti possono scoprire talenti, costruire relazioni e accedere a nuove opportunità

Un campo sportivo, una biblioteca, un teatro, un parco. Luoghi ordinari che, se abitati nel modo giusto, possono diventare straordinari per crescere. È lì che bambine, bambini e adolescenti imparano a stare con gli altri, a riconoscere le proprie capacità, a scoprire talenti, a immaginare possibilità nuove.
In un tempo in cui crescere significa attraversare cambiamenti rapidi e opportunità non sempre uguali per tutti, sport e cultura possono diventare molto più che attività del tempo libero: possono essere spazi vivi di educazione, fiducia e partecipazione.
È questa la scommessa al centro della seconda edizione del bando Sport e cultura per l’inclusione di Fondazione Cariverona, che sosterrà 41 progetti nelle province di Verona (13), Vicenza (13), Belluno (6), Mantova (5) e Ancona (4), con un contributo complessivo di 2 milioni di euro.
“Le iniziative coinvolgono giovani tra i 6 e i 18 anni, con particolare attenzione a chi incontra più ostacoli nell’accesso a esperienze educative, sportive e culturali”
Un investimento che porta risorse dentro campi sportivi, teatri, biblioteche, musei, scuole, parrocchie, parchi, quartieri e piccoli comuni: non per aggiungere semplici attività, ma per rafforzare reti educative capaci di accompagnare bambine, bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni, con particolare attenzione a chi incontra più ostacoli nell’accesso alle opportunità.

Esperienze educative vere
“Quando parliamo di giovani, troppo spesso partiamo da ciò che manca: ascolto, spazi, occasioni, fiducia”, sottolinea Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona.
“Con questo bando vogliamo invece partire da ciò che possiamo costruire. Abbiamo scelto di sostenere progetti che trasformano lo sport e la cultura in esperienze educative vere, dove un allenatore, un tutor, un educatore, un operatore culturale possono diventare adulti significativi”.
“Perché ragazze e ragazzi non crescono solo quando imparano una disciplina: crescono quando qualcuno li guarda, li accompagna, chiede loro di provarci e fa capire che il loro posto nella comunità esiste davvero”.
I quattro filoni: presìdi educativi di comunità
La risposta dei territori conferma un bisogno diffuso e concreto: costruire occasioni in cui crescere insieme. I progetti selezionati mostrano un’Italia di comunità che non si rassegna a lasciare soli i più giovani e che sceglie di lavorare sulle alleanze: tra Comuni e associazioni, scuole e società sportive, cooperative sociali e istituzioni culturali, servizi educativi e famiglie.
Dentro questa mappa emergono alcuni filoni comuni, che danno il senso dell’intervento. Il primo riguarda la trasformazione di luoghi quotidiani in presìdi educativi di comunità. A Fumane, nel Veronese, Polis in Movimento rigenererà uno spazio civico e sportivo per farne un luogo aperto, inclusivo e intergenerazionale.
“Al centro sport, cultura e spazi di comunità come luoghi educativi accessibili, capaci di far emergere talenti, costruire relazioni e rafforzare partecipazione e autonomia”
A Montemarciano, in provincia di Ancona, Cantiere Aperto trasformerà uno spazio del centro storico in un presidio stabile, dove sport, musica, lettura, affettività e partecipazione civica diventano porte d’ingresso diverse verso la stessa comunità.
A Verona e nei comuni limitrofi, Corteccia Sport Hub lavorerà perché le società sportive possano diventare luoghi capaci di accogliere disabilità, fragilità educative e segnali di ritiro sociale.
Adulti significativi
Il secondo filone riguarda gli adulti che stanno accanto ai ragazzi. Molti progetti non si limitano a coinvolgere bambine, bambini e adolescenti, ma investono su allenatori, educatori, tutor, insegnanti e operatori culturali, perché ogni esperienza possa diventare davvero educativa e lasciare nei territori competenze durature.
A Bassano del Grappa, Fallo! FormAzioni educative punta a rafforzare le competenze delle società sportive, affiancando allenatori ed educatori nella lettura del disagio giovanile, delle fragilità e dei rischi di isolamento, con il coinvolgimento di 50 allenatori, educatori e figure tecniche.

A Vicenza, Ognuno a modo suo utilizzerà teatro, danza e pratiche corporee per lavorare su relazione, ascolto e inclusione nei contesti scolastici, con percorsi rivolti anche a insegnanti ed educatori.
Sempre nel Vicentino, Vaiana 2.0 userà la vela come esperienza educativa per adolescenti vulnerabili, combinando natura, responsabilità, lavoro di squadra e coinvolgimento delle famiglie e prevedendo percorsi di rafforzamento delle competenze per almeno 10 educatori, istruttori e operatori.
Opportunità per chi è ai margini
Un terzo elemento ricorrente è l’accesso alle opportunità per chi rischia di restare ai margini: minori con disabilità, ragazzi con background migratorio, adolescenti che vivono in territori più periferici, giovani attraversati da fragilità familiari, sociali o sanitarie.
A Mantova, All In Culture lavorerà sull’accessibilità culturale e sportiva per minori con disabilità complesse, portando arte, cavallo, teatro, musica, musei e percorsi immersivi dentro un progetto personalizzato di autonomia e partecipazione.
“Quattro i filoni principali: presìdi educativi; rafforzamento del ruolo di allenatori, educatori e tutor; accesso alle opportunità per minori più fragili; protagonismo attivo”
Ad Ancona, Campo Aperto, Scena Aperta unirà rugby e teatro per accompagnare minori segnati da fragilità familiari poco visibili, costruendo percorsi gratuiti di relazione, autostima e rielaborazione della propria storia.
Nel Bellunese, GIGAtroi! – Percorsi e connessioni generative porterà sport, cultura e partecipazione in un territorio montano dove creare occasioni accessibili significa anche accorciare le distanze, rafforzare i legami e rendere la comunità più vicina ai ragazzi.
Giovani protagonisti
Il quarto filone è forse il più generativo: rendere i ragazzi non solo destinatari, ma protagonisti. BociaLig Academy, nel Vicentino, valorizza uno sport sociale nato dal basso, ideato dai giovani per i giovani, con tornei inclusivi, squadre miste e percorsi di tutoraggio tra pari.
A Bassano, LABito fa Comunità intreccia laboratori sportivi, pratiche espressive, equità di genere e racconto della diversità attraverso una redazione giovanile, una mostra itinerante e un albo illustrato.
Ad Ancona, Percorsi in Comune guarda alla cittadinanza attiva anche nel percorso verso Ancona Capitale italiana della cultura 2028, trasformando la cultura in un’occasione di partecipazione per le nuove generazioni.

Un territorio è attrattivo quando offre possibilità reali
Il filo che unisce le iniziative è chiaro: sport e cultura non sono pensati come attività aggiuntive, ma come occasioni per scoprire capacità, costruire relazioni e sentirsi parte di una comunità. “Investire sui giovani significa assumersi una responsabilità precisa: costruire territori capaci di crescere insieme a loro”, aggiunge Giordano.
“Un territorio è attrattivo quando offre ai ragazzi non solo servizi, ma possibilità reali: luoghi da vivere, adulti preparati, relazioni buone, esperienze in cui mettersi alla prova. Sport e cultura servono a questo: aiutano a riconoscere i propri talenti, a sentirsi parte di una comunità e a trasformare anche le fragilità in percorsi di autonomia e partecipazione”.
“Sport e cultura sono pensati come occasioni per scoprire capacità, costruire relazioni e sentirsi parte di una comunità”
Con questa nuova edizione, Fondazione Cariverona conferma una scelta concreta: sostenere le nuove generazioni creando condizioni perché ciascuno possa accedere a esperienze educative di qualità, sentirsi parte attiva del proprio territorio e immaginare il futuro non come qualcosa da attendere, ma da costruire insieme.