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CAPITALE UMANO

Ri-Generazioni AI: tre prototipi per trasformare l’intelligenza artificiale in alleata dei territori

18 febbraio 2026

In Fondazione l’evento conclusivo del percorso con Upskill 4.0: 30 giovani under 30 presentano soluzioni concrete per Giovani, Ambiente e Comunità davanti a una commissione di esperti

In Fondazione l’evento conclusivo del percorso con Upskill 4.0: 30 giovani under 30 presentano soluzioni concrete per Giovani, Ambiente e Comunità davanti a una commissione di esperti

Oggi, negli spazi di Fondazione Cariverona, l’intelligenza artificiale ha smesso di essere una parola astratta per diventare strumento, metodo, visione. Con l’evento finale di Ri-Generazioni AI, si è chiuso un percorso di formazione laboratoriale realizzato con Upskill 4.0 (spin-off nato dall’Università Ca’ Foscari Venezia) che, tra dicembre 2025 e febbraio 2026, ha coinvolto 30 ragazze e ragazzi under 30 provenienti dai territori di Verona, Vicenza, Belluno e Mantova.

L’appuntamento conclusivo non ha rappresentato una semplice chiusura, ma un passaggio di testimone tra formazione e possibilità: una mattinata di restituzione, confronto e visione, in cui i team hanno presentato prototipi pensati per essere testati, migliorati e, per le proposte più promettenti, valutati in vista di un possibile accompagnamento nella fase successiva.

“Ri-Generazioni AI non è solo un evento spot: è un metodo per trasformare idee in possibilità, mettendo l’AI al servizio di bisogni reali e di scelte più consapevoli nei territori”

Una direzione che si inserisce anche nella cornice di RiGenerazioni 2026-2028, rafforzando un’idea di Fondazione come piattaforma capace di attivare competenze, connessioni e opportunità, con i giovani protagonisti.

In un tempo in cui la tecnologia corre e le comunità cercano strumenti per interpretare cambiamenti accelerati, Ri-Generazioni AI ha scelto una strada precisa: trasformare l’innovazione in competenza condivisa, e l’AI in una leva al servizio del bene comune.

Dalla formazione alla restituzione finale

Il percorso si è sviluppato come un laboratorio intensivo: prima la scoperta del potenziale e dei limiti dell’intelligenza artificiale generativa, poi la progettazione con metodologie di design thinking e infine il confronto con professionisti dell’innovazione e della rigenerazione.

Oggi, quel lavoro ha preso la forma di un racconto corale: le idee presentate hanno mostrato approcci diversi, ma un filo comune netto, quasi programmatico. L’AI non come scorciatoia, ma come infrastruttura di ascolto, conoscenza e connessione.

“Qui l’intelligenza artificiale non è una scorciatoia: è un’infrastruttura che può aumentare ascolto, conoscenza e connessioni, se guidata da competenze e responsabilità condivise”

A rendere la restituzione un momento di crescita, più che di esposizione, è stato anche il confronto con una commissione interdisciplinare chiamata a dare profondità e prospettiva: Annibale d’Elia, Eleonora Righetto, Emanuel Ingrao ed Eleonora Di Maria, con competenze che spaziano dall’innovazione pubblica alla sostenibilità, dall’imprenditoria sociale alla ricerca su tecnologia e impatto.

Un ruolo essenziale: ascoltare, interrogare, restituire senso, mettere alla prova le intuizioni e aprire scenari di sviluppo.

Tre prototipi, una stessa ambizione

Se le aree di intervento sono tre – Giovani, Ambiente, Comunità – l’obiettivo è uno: aiutare istituzioni, cittadini e organizzazioni a leggere meglio bisogni e opportunità, a collaborare con più efficacia e a ridurre quelle frizioni che spesso rallentano la partecipazione e la qualità dei progetti.

Orizzonte: dall’ascolto alla partecipazione

Il prototipo dedicato ai Giovani si chiama Orizzonte ed è concepito come un hub digitale AI-based che potrebbe mettere in connessione giovani e istituzioni, trasformando informazione e ascolto in partecipazione concreta.

Per i ragazzi, l’idea è quella di uno spazio dove orientarsi tra eventi, opportunità e luoghi del territorio, ma anche contribuire con opinioni, risposte a sondaggi e proposte. Per la Fondazione, Orizzonte è progettato per diventare uno strumento di ascolto continuo: raccogliere input qualitativi e, grazie all’AI, elaborarli in sintesi e indicazioni utili a orientare scelte strategiche e progettuali.

Il punto non è solo “sentire” i giovani, ma costruire un sistema che renda l’ascolto costante, leggibile e capace di tradursi in decisioni più mirate.

“Il valore del confronto con la commissione è stato mettere alla prova le intuizioni: non solo ‘cosa funziona’, ma cosa regge nel tempo, cosa crea impatto e cosa può diventare sperimentazione concreta”

ReGeneration Map: una mappa per far emergere reti e alleanze

Nell’area Ambiente nasce ReGeneration Map, proposta di piattaforma digitale pensata per integrarsi nel sito della Fondazione e strutturata come mappa interattiva e spazio collaborativo. L’impianto è chiaro: rendere più leggibili progetti, bandi e aree di intervento, e fare un salto ulteriore nella capacità di attivare connessioni sul territorio.

Il prototipo prevede infatti una funzione di pre-candidatura supportata dall’AI, immaginata per favorire la nascita di partnership: enti, professionisti, aziende, studenti e cittadini potrebbero proporre idee e venire “matchati” in base a obiettivi, affinità tematiche, competenze complementari e tipologia di soggetto. Un modo per trasformare la conoscenza dei progetti in capacità di fare rete, aumentando solidità e qualità delle proposte.

How to Bando: rendere l’accesso più semplice, quindi più equo

Per l’area Comunità, il prototipo How to Bando immagina una piattaforma con chatbot AI integrato, complementare al sito della Fondazione, progettata per supportare soprattutto gli enti meno esperti nella verifica dei requisiti e nella compilazione dei bandi in modo conversazionale, ma strutturato.

In una possibile implementazione, l’utente potrebbe visualizzare i bandi disponibili e dialogare con un assistente AI istruito per guidarlo nella raccolta delle informazioni e nella compilazione, riducendo errori e incomprensioni. In prospettiva, questo approccio potrebbe aiutare la Fondazione a ricevere candidature più precise e a diminuire una parte delle richieste di supporto standardizzabili, offrendo anche una lettura aggregata di dati e bisogni emergenti.

Qui il valore è evidente: semplificare non significa banalizzare, ma ampliare la platea di chi può partecipare, quindi rendere l’accesso alle opportunità più inclusivo.

“I tre prototipi parlano la stessa lingua: rendere più semplice partecipare, collaborare e orientarsi. Dall’ascolto alla costruzione di reti, fino all’accesso alle opportunità, l’AI è usata come leva per ridurre frizioni e aumentare qualità”

Un finale che apre: prototipi come punto di partenza

Ri-Generazioni AI si chiude oggi come percorso formativo, ma non come esperienza. La Fondazione potrà valutare eventuali forme di supporto alle idee più promettenti, accompagnandole verso una fase successiva di sperimentazione e sviluppo. Ed è forse questa la cifra più interessante emersa dall’evento: investire su competenze nuove e condivise, perché l’innovazione diventi patrimonio dei territori e non resti appannaggio di pochi.

Al centro ci sono i giovani: non destinatari, ma protagonisti, messi nelle condizioni di lavorare con metodo, strumenti e responsabilità su sfide reali. In questa prospettiva, la Fondazione si conferma piattaforma che connette e attiva energie, reti e opportunità tra comunità, organizzazioni e istituzioni.

Perché l’intelligenza artificiale, da sola, non migliora nulla. Ma può diventare un alleato prezioso quando incontra persone, abilità e responsabilità.

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