Aperta fino al 20 ottobre la seconda call di Italia Agrifood Innovation Hub: 10 progetti early-stage entreranno in un percorso di incubazione per avvicinare università, startup e industria. Un nuovo passo della rete nata a Verona per trasformare competenze e ricerca in imprese, lavoro qualificato e innovazione per l’agroalimentare italiano

In Italia le idee non mancano. E nemmeno le competenze. La parte più difficile arriva dopo: trasformare una ricerca promettente in una tecnologia utilizzabile, trovare un’impresa disposta a sperimentarla, costruire un modello sostenibile, accompagnando un progetto fuori dal laboratorio.
È su questa distanza che torna a lavorare Foodtech Incubator, il programma di Italia Agrifood Innovation Hub promosso da Fondazione Cariverona ed Eatable Adventures. La seconda edizione apre la Call4Projects fino al 20 ottobre a ricercatori, spin-off, startup e team con idee early-stage, con l’obiettivo di selezionare un massimo di dieci progetti ad alto potenziale tecnico-scientifico e accompagnarli nella trasformazione da intuizioni e risultati di ricerca a nuove opportunità imprenditoriali.
Quando la ricerca fatica a incontrare il mercato
Il terreno sul quale si muove il programma è uno dei settori più importanti dell’economia italiana. Considerando l’intera filiera dal campo alla tavola, l’agroalimentare arriva a pesare circa il 15% del Pil nazionale; nel 2025 le esportazioni hanno continuato a crescere verso il traguardo record dei 73 miliardi di euro.
Ma alla forza produttiva non corrisponde ancora una capacità altrettanto diffusa di trasferire l’innovazione dalla ricerca alle filiere.
“La sfida non è soltanto produrre buona ricerca. È creare le condizioni perché possa uscire dai laboratori, incontrare le imprese e generare nuove opportunità”
L’agrifoodtech italiano può contare su un capitale umano altamente qualificato: oltre il 90% dei founder ha una formazione universitaria e il 35,2% possiede un dottorato. Eppure soltanto il 17,6% delle tecnologie viene sviluppato in collaborazione con le università.
Allo stesso tempo, il 42,2% delle startup ha già depositato almeno un brevetto. Numeri che descrivono un ecosistema vivace, ma anche uno spazio ancora ampio da colmare tra conoscenza scientifica e adozione industriale. È proprio in questo spazio che interviene Foodtech Incubator.
Non un incubatore isolato, ma una rete
La seconda edizione arriva in una fase nuova del progetto. Quello che nel 2023 era nato come Verona Agrifood Innovation Hub ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione fino a diventare, lo scorso giugno, Italia Agrifood Innovation Hub: una piattaforma nazionale che connette università, centri di ricerca, startup, imprese, investitori e territori.

Il punto di partenza rimane Verona, ma la prospettiva cambia scala. In tre anni l’ecosistema ha generato oltre 450 sinergie tra startup, imprese e investitori e coinvolto più di 1.900 persone attraverso percorsi formativi, workshop ed eventi. La prima edizione del Foodtech Incubator ha ricevuto 78 candidature provenienti da 13 regioni italiane e selezionato dieci progetti, mettendo alla prova un modello che ora entra nella sua seconda fase.
La dimensione nazionale serve anche a ridurre un altro divario. Una quota rilevante dell’innovazione e degli spin-off universitari continua infatti a concentrarsi nel Centro-Nord, mentre il Mezzogiorno ospita circa il 44% delle imprese agricole italiane ma presenta livelli di adozione dell’innovazione sensibilmente inferiori. La costruzione di una rete capace di collegare poli e competenze diverse diventa quindi parte della risposta.
Dieci settimane per far crescere un’idea
La Call4Projects è aperta fino al 20 ottobre e selezionerà fino a dieci progetti nei campi dell’agricoltura innovativa, degli ingredienti e prodotti next-gen, dell’economia circolare e dell’upcycling, delle biotecnologie e dei nuovi processi produttivi e delle tecnologie deep tech applicate alla filiera agroalimentare.
Da novembre 2026 a febbraio 2027, i team entreranno in un percorso intensivo di dieci settimane che unisce formazione, mentorship e workshop, insieme al confronto diretto con aziende e investitori. Il programma prenderà il via con un Bootcamp di due giorni all’Università di Verona e terminerà con il Demo Day di febbraio, quando i progetti saranno presentati a imprese, investitori e partner dell’ecosistema AgriFoodTech.
“Dall’idea alla prova sul campo: dieci settimane per far crescere i progetti attraverso formazione, confronto e relazioni con il mondo produttivo”
L’obiettivo è lavorare proprio sui passaggi che spesso decidono il futuro di una buona tecnologia: maturità del progetto, modello di business, proprietà intellettuale, scalabilità, accesso alle competenze e possibilità di sperimentazione industriale. Non basta, infatti, che una soluzione funzioni. Per produrre cambiamento deve poter essere adottata.
Perché Fondazione Cariverona investe nell’agrifoodtech
È qui che il progetto incontra direttamente la strategia della Fondazione. Sostenere un ecosistema dell’innovazione non significa scegliere al posto del mercato quali tecnologie dovranno avere successo. Significa creare connessioni che oggi spesso mancano: tra chi fa ricerca e chi produce, tra giovani competenze e imprese, tra idee promettenti, capitali e luoghi nei quali possano essere sperimentate.

Per l’agroalimentare questa connessione assume un significato particolare. Cambiamento climatico, disponibilità delle risorse, energia, sprechi, tracciabilità e competitività stanno già modificando il modo in cui il cibo viene prodotto e trasformato. Sensori e intelligenza artificiale possono aiutare a utilizzare meglio acqua ed energia; le biotecnologie possono dare nuovo valore agli scarti; nuovi materiali e processi possono ridurre l’impatto ambientale. Ma perché queste possibilità diventino innovazione reale devono entrare nelle filiere e diventare accessibili anche alle imprese.
Ed è anche una questione di giovani. Formazione avanzata, possibilità di fare impresa, ricerca applicata e lavoro qualificato incidono sulla capacità di un territorio di trattenere competenze e attrarne di nuove. Costruire un ecosistema dell’innovazione significa rendere i territori più attrattivi proprio perché amplia le possibilità professionali e imprenditoriali a disposizione delle nuove generazioni.
Dalle idee alle imprese
A rendere possibile il percorso è la rete costruita attorno a Italia Agrifood Innovation Hub, promosso da Fondazione Cariverona ed Eatable Adventures con il supporto dei partner dell’Hub, il patrocinio di Federalimentare e il contributo scientifico di Università degli Studi di Padova, Confagricoltura Verona, Università degli Studi di Verona, Università degli Studi di Foggia e Best4Food dell’Università di Milano-Bicocca.
“Università, imprese e territori insieme perché una buona idea trovi competenze, relazioni e occasioni per diventare una soluzione concreta”
Perché una ricerca diventi impresa servono tecnologia e competenze, ma anche relazioni, tempo, validazione e qualcuno disposto ad aprire la porta successiva. Foodtech Incubator prova a costruire proprio quel passaggio: fare in modo che un’idea promettente non si fermi dove nasce, ma trovi la strada per diventare soluzione, lavoro e sviluppo.
