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INNOVAZIONE SOCIALE

Esodo, 15 anni di impronte: dalla reclusione alla libertà

24 marzo 2026

Giovedì 26 marzo al Teatro Ristori di Verona il convegno promosso per l’anniversario della Fondazione porterà al centro una domanda decisiva: come accompagnare davvero il passaggio dal carcere alla libertà, costruendo percorsi stabili di dignità, lavoro e inclusione

Giovedì 26 marzo al Teatro Ristori di Verona il convegno promosso per l’anniversario della Fondazione porterà al centro una domanda decisiva: come accompagnare davvero il passaggio dal carcere alla libertà, costruendo percorsi stabili di dignità, lavoro e inclusione

Giovedì 26 marzo, dalle 9.30 alle 13.00, il Teatro Ristori di Verona ospiterà il convegno “Impronte: dalla reclusione alla libertà”, dedicato ai primi 15 anni di Fondazione Esodo. È un appuntamento che non si limita a celebrare un traguardo, ma rilancia una visione precisa: il reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale non è un tema marginale né una questione che riguarda solo gli addetti ai lavori. È, al contrario, uno dei banchi di prova più concreti della qualità civile di una comunità.

Il convegno sarà insieme momento di bilancio e di prospettiva. Da una parte, porterà all’attenzione pubblica i risultati maturati in un percorso che, dal 2011 al 2025, ha accompagnato 4.870 persone attraverso interventi personalizzati di accoglienza, formazione, lavoro e sostegno educativo.

Dall’altra, aprirà uno sguardo sul futuro, con l’ampliamento dei territori coinvolti e con una riflessione condivisa tra istituzioni, terzo settore, operatori, studiosi e beneficiari sul significato più profondo della parola libertà.

“In 15 anni, Esodo ha dimostrato che il reinserimento non è soltanto un obiettivo sociale: è un percorso concreto di dignità, lavoro e relazioni che coinvolge l’intera comunità”

Un’esperienza nata da un’intuizione forte

Esodo è oggi un modello riconosciuto, ma la sua storia nasce da un’intuizione semplice e radicale: nessuno si rimette in cammino da solo. Il progetto prende avvio nel 2011 nei territori di Verona, Vicenza e Belluno grazie al ruolo determinante e al sostegno di Fondazione Cariverona, il coordinamento delle Caritas diocesane e la collaborazione delle istituzioni della giustizia.

Già in questa origine si legge con chiarezza il ruolo della Fondazione: non un sostegno accessorio, ma una presenza fondativa, capace di orientare e rendere possibile una risposta organica a un bisogno sociale complesso.

Da progetto a Fondazione

Nel tempo, quell’intuizione si è consolidata in una struttura stabile. I primi anni hanno permesso di costruire relazioni, prassi operative, fiducia tra soggetti diversi.

Poi, anche grazie all’impulso a dare maggiore forma e continuità alla rete, nel 2016 è nata Fondazione Esodo Onlus, trasformando un’esperienza progettuale in un soggetto territoriale riconoscibile, capace di coordinare attività, sviluppare metodo e dialogare con le istituzioni con una voce più forte e autorevole.

Responsabilità collettiva: il punto di vista della Fondazione

È proprio in questo passaggio che si misura, dal punto di vista della Fondazione, il valore più profondo del percorso. I numeri che oggi Esodo restituisce al territorio raccontano certamente un risultato importante, ma raccontano soprattutto un’idea di comunità.

Accompagnare una persona dal carcere alla libertà significa riconoscere che il reinserimento è una responsabilità collettiva, che chiama in causa istituzioni, terzo settore, volontariato e comunità locali.

In questi 15 anni, Esodo ha dimostrato che quando si costruiscono percorsi personalizzati fatti di accoglienza, lavoro, relazioni e accompagnamento educativo, il cambiamento è possibile.

Per questo Fondazione Cariverona guarda con orgoglio a un’esperienza che oggi si presenta come un modello stabile, capace di generare inclusione, dignità e coesione sociale.

I numeri che parlano di persone, non solo di risultati

Il bilancio dei primi 15 anni restituisce la dimensione concreta di questo lavoro. Accanto alle 4.870 persone accompagnate, spiccano 1.384 accoglienze residenziali realizzate tra il 2011 e il 2025, per un totale di 193.581 giornate di accoglienza.

Si tratta di uno degli interventi a maggiore intensità educativa: non soltanto un alloggio temporaneo, ma uno spazio di ricostruzione della quotidianità, di riapprendimento dell’autonomia, di accompagnamento costante nella gestione della vita e delle relazioni. Negli ultimi anni, la durata media delle accoglienze si è attestata attorno ai 180 giorni.

“Da progetto sperimentale a modello territoriale stabile, Esodo racconta come una visione condivisa possa generare inclusione, coesione sociale e nuove possibilità di futuro”

A questa dimensione si affianca quella decisiva del lavoro. In 15 anni, 2.461 persone hanno partecipato a percorsi di formazione professionale, sono stati attivati 2.404 percorsi di inserimento lavorativo tra carcere e territorio e questi cammini hanno portato alla stipula di 710 contratti di lavoro.

Sono dati che raccontano una convinzione maturata sul campo: il lavoro non è solo un esito occupazionale, ma uno strumento essenziale di riconoscimento, responsabilizzazione e dignità sociale.

Anche i dati sulla recidiva offrono un’indicazione significativa. Le due rilevazioni effettuate da Esodo mostrano un tasso di recidiva semplice pari al 13,8% nel 2018 e al 14,4% nel 2022, su campioni superiori alle cento persone e con raccolta dati svolta in collaborazione con il Tribunale di Sorveglianza.

Numeri che non esauriscono la complessità delle biografie individuali, ma che indicano con forza come percorsi strutturati e accompagnati possano incidere in modo reale sulla possibilità di ricominciare.

Da progetto locale a modello territoriale

Uno degli aspetti più rilevanti della traiettoria di Esodo è la sua capacità di evolvere da progetto sperimentale a modello territoriale strutturato.

Nel corso del quindicennio hanno aderito complessivamente 39 enti, mentre oggi gli enti aderenti sono 23. È una rete composita, fatta di cooperative sociali, associazioni di volontariato, consorzi, fondazioni, enti di formazione e istituti religiosi, che nel tempo ha reso possibile un’offerta articolata di servizi e una presa in carico realmente personalizzata.

L’ampliamento territoriale è un altro segno della maturità raggiunta. Dopo i territori originari, nel 2019 il Patriarcato di Venezia è entrato in Fondazione Esodo, nel 2020 il modello si è esteso anche alla diocesi di Vittorio Veneto e nel 2025 si è aggiunta la diocesi di Adria-Rovigo. Nello stesso tempo, le diocesi di Trieste e Concordia-Pordenone stanno procedendo verso il loro ingresso.

Un allargamento che non risponde a una logica di espansione formale, ma alla volontà di portare l’esperienza maturata in questi anni anche in contesti che ancora non dispongono di analoghe reti di supporto.

In questo percorso, il sostegno costante di Fondazione Cariverona ha avuto anche un evidente effetto leva. Il report redatto per l’occasione evidenzia come la continuità del supporto, soprattutto nei primi anni, abbia consentito di sperimentare azioni e prassi fino all’elaborazione del “Modello Esodo”, e come la Valutazione di Impatto Sociale del 2018 abbia contribuito a rendere più visibile l’efficacia dell’esperienza, favorendo il dialogo con la Regione del Veneto.

Dal 2019, infatti, la Regione ha iniziato a pubblicare bandi specifici sul tema dell’esecuzione penale dentro e fuori dal carcere, contribuendo a spostare il tema dal perimetro della sperimentazione a quello delle politiche pubbliche.

Il convegno: una riflessione pubblica sul significato della libertà

Il programma del 26 marzo riflette bene questa duplice anima, insieme culturale e operativa. Dopo l’accoglienza dei partecipanti e i saluti istituzionali, il convegno entrerà nel vivo con un intervento di Davide Antonio Pio, per poi affrontare il tema dell’esecuzione penale in Italia con l’avvocata Irma Conti, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

Seguirà la restituzione dei primi 15 anni di attività da parte di Alessandro Ongaro e una tavola rotonda dedicata alla progettazione condivisa del reinserimento tra pubblica amministrazione e terzo settore.

In chiusura, troveranno spazio le testimonianze di beneficiari e operatori, una riflessione sul modello educativo di Esodo curata da Francesca Rapanà dell’Università di Verona e la presentazione dei nuovi territori della Fondazione con Don Enrico Pajarin e Margherita Forestan per Fondazione Cariverona. A moderare l’incontro sarà Davide Dionisi, giornalista di Radio Vaticana.

“Accompagnare il passaggio dal carcere alla libertà significa assumersi una responsabilità collettiva: costruire contesti capaci di accogliere, orientare e rendere possibile il cambiamento”

Non è un dettaglio che il convegno scelga di tenere insieme voci istituzionali, competenze accademiche, operatori e persone che questi percorsi li hanno attraversati in prima persona. È qui, infatti, che il tema del reinserimento smette di essere formula astratta e torna ad avere il volto concreto delle relazioni, delle fragilità, delle possibilità reali di cambiamento.

È qui che la libertà si mostra non come un punto d’arrivo automatico, ma come un cammino che ha bisogno di essere accompagnato, sostenuto, riconosciuto.

La missione di accompagnare il passaggio più difficile

Esodo non rappresenta solo una buona pratica maturata nel tempo, ma la prova che un investimento lungimirante, quando incontra reti solide e visioni condivise, può generare trasformazioni durevoli.

In un tempo in cui la coesione sociale si costruisce anche a partire dalla capacità di non lasciare indietro chi vive condizioni di maggiore vulnerabilità, il percorso di Esodo parla al presente e interpella il futuro. Perché ogni vera comunità si misura anche da come sa accompagnare il passaggio forse più difficile: quello dalla reclusione alla libertà.

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