Skip to main content Scroll Top

AMBIENTE

CER: l’energia condivisa alla prova dei fatti

25 settembre 2026 

Con 323 mila euro, Fondazione Cariverona rinnova il sostegno a 13 Comunità Energetiche Rinnovabili di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona per consolidare gestione, competenze e ricadute sociali.

Con 323 mila euro, Fondazione Cariverona rinnova il sostegno a 13 Comunità Energetiche Rinnovabili di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona per consolidare gestione, competenze e ricadute sociali.

Non basta produrre energia rinnovabile. La vera sfida è riuscire a condividerla, far incontrare produzione e consumi, coinvolgere cittadini e imprese e trasformare un impianto in un progetto collettivo. È su questo terreno, molto più complesso della semplice installazione di pannelli, che si misura oggi il futuro delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

Per sostenere questo passaggio dalla promessa alla realtà, il Consiglio di Amministrazione di Fondazione Cariverona ha approvato 323.200 euro a favore di 13 CER presenti nelle province di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona. Non si tratta di nuove iniziative sulla carta, ma di un sostegno a realtà già costituite, chiamate ora a rafforzare organizzazione, gestione e capacità di produrre benefici per i territori.

Dalla costituzione al consolidamento

Il nuovo intervento rappresenta una nuova tappa del programma avviato nel 2023. Dopo la progettazione, la selezione e l’accompagnamento delle reti territoriali, il percorso ha sostenuto la costituzione delle CER e, nel 2025, il loro consolidamento organizzativo, energetico e sociale.

Le risorse approvate per il 2026 finanziano i piani operativi di potenziamento e sviluppo presentati dalle comunità, con l’obiettivo di accrescerne l’autonomia, rafforzarne la capacità gestionale e aumentarne le ricadute sui territori.

“Le Comunità Energetiche Rinnovabili entrano nella fase decisiva: trasformare impianti e adesioni in organizzazioni autonome, stabili e capaci di generare valore per i territori”

«Le innovazioni capaci di incidere sulla vita delle persone non nascono già perfette: vanno sperimentate, misurate e accompagnate», afferma Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona.

«Per questo non ci siamo fermati alla costituzione delle comunità energetiche né all’erogazione di un primo contributo. Abbiamo scelto di restare al loro fianco nel passaggio più delicato, quello in cui un’idea deve diventare organizzazione, competenza e servizio. Il ruolo di una fondazione è anche questo: assumersi il rischio dell’innovazione, aiutare i territori a imparare e trasformare le sperimentazioni più promettenti in capacità che rimangono».

Competenze e strumenti per far funzionare le CER

I progetti presentati riflettono condizioni territoriali, organizzative e tecniche differenti, ma condividono alcuni fabbisogni centrali: gestire soci, impianti e flussi energetici, completare le procedure con il GSE, rafforzare le competenze interne e ampliare la partecipazione di produttori e consumatori.

Le risorse saranno quindi utilizzate per la gestione tecnica e amministrativa, la formazione, gli strumenti digitali, l’aggiornamento dei piani economici e il coinvolgimento delle comunità locali.

Dei 323.200 euro deliberati, 125.000 sono destinati alle cinque CER vicentine, 75.000 alle tre veronesi, 50.000 alle due bellunesi e 73.200 alle tre anconetane. Ogni comunità riceverà fino a 25.000 euro per realizzare interventi della durata massima di dodici mesi, costruiti attorno alle proprie condizioni e necessità.

Tredici territori, una sfida comune

Da Fabriano alle Dolomiti, dal Veronese alle aree urbane e rurali del Vicentino, i progetti raccontano territori diversi, ma sfide comuni.

C’è chi deve completare le prime configurazioni energetiche e chi vuole coinvolgere centinaia di nuovi aderenti; chi sta creando sportelli per aiutare i cittadini a comprendere le bollette e orientarsi nell’efficientamento; chi punta a collegare territori montani distanti; chi intende utilizzare parte dei futuri benefici per contrastare la povertà energetica, sostenere il welfare locale e finanziare iniziative sociali.

“La tecnologia è solo il punto di partenza: una comunità energetica funziona quando riesce a costruire competenze, fiducia e responsabilità condivise”

Le differenze tra le iniziative sono anche la loro forza. Alcune nascono dall’alleanza tra Comuni, altre coinvolgono diocesi, parrocchie e organizzazioni sociali; altre ancora mettono insieme imprese, cittadini e associazioni. In tutti i casi, la tecnologia rappresenta soltanto il punto di partenza: la vera infrastruttura da costruire è fatta di fiducia, responsabilità condivise e capacità di decidere insieme come utilizzare il valore prodotto.

«La transizione energetica non può essere raccontata soltanto attraverso i kilowatt o il numero degli impianti», prosegue Giordano. «Diventa concreta quando migliora la vita delle persone: quando rende le comunità più consapevoli e autonome, attiva nuove relazioni e può generare risorse per sostenere persone vulnerabili, servizi e progetti sociali. Ambiente e coesione non sono due obiettivi separati. La sfida più interessante è proprio sperimentare modelli in cui l’energia pulita diventi anche uno strumento di partecipazione, responsabilità e solidarietà».

Dai numeri alle ricadute sociali

Il monitoraggio realizzato nel 2025 racconta un sistema in crescita. I dati aggregati disponibili hanno censito almeno 685 soci, oltre 2.460 persone coinvolte in incontri e attività pubbliche e 82 eventi o momenti di coinvolgimento. Nelle comunità per le quali erano già disponibili dati energetici sono stati rendicontati circa 4,47 GWh di energia prodotta, 409 MWh condivisi e circa 103,5 tonnellate di CO₂ equivalente evitate.

I risultati mostrano il potenziale del percorso e, insieme, il lavoro ancora necessario per trasformare dati, impianti e adesioni in sistemi stabili. Accanto ai contributi, le comunità potranno accedere, in base alle effettive necessità, a un presidio tecnico-specialistico leggero e modulare: un servizio di assistenza specialistica attivabile su richiesta per le questioni connesse al GSE, alla regolazione e alla gestione; momenti collettivi di approfondimento sui fabbisogni comuni; una restituzione finale utile alla Fondazione per seguire l’evoluzione complessiva del programma.

Il supporto sarà realizzato da ForGreen S.p.A. Società Benefit, già incaricata della fase di consolidamento del 2025, e opererà in modo selettivo, senza sovrapporsi alle attività finanziate nei singoli piani operativi.

“Energia pulita e coesione sociale possono procedere insieme, trasformando i benefici della transizione in nuove opportunità per cittadini, territori e persone più vulnerabili”

La sfida è aiutare tredici laboratori territoriali a superare la prova più importante: funzionare, durare e dimostrare che la transizione energetica può essere costruita anche dal basso. Perché l’energia diventa davvero condivisa quando, oltre a circolare nella rete, genera conoscenza, fiducia e nuove possibilità per le persone.

Iscriviti alla newsletter

Compila il form per ricevere la newsletter di Fondazione Cariverona. Lasciando i tuoi dati rimarrai aggiornato sui nostri bandi, iniziative ed eventi !